10 ottobre 2016
Siamo in partenza per il Myanmar (
Birmania) una terra che è stata isolata per lunghi decenni e che da pochi anni si è aperta al turismo, una terra che conserva intatta le sue tradizioni. In questo breve, ma intenso, viaggio avremo modo di visitare luoghi di suggestiva bellezza e di incontrare genti di diversa
etnia. Ma ecco il programma che abbiamo seguito nel nostro viaggio.
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le regioni della Birmania e luoghi visitati |
GIORNO 1-2 10/11 ottobre
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Bologna-Dubai
partenza
15,20 arrivo 23,15
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Dubai
– Yangon partenza
3,30 arrivo 11,40
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Yangon: pagoda Chaukhtatgyi, pagoda Shwedagon, il
porto
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GIORNO 3 12
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Yangon
– Mandalay
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volo interno
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Mandalay: monastero di
Shwenandaw Kyaung, pagoda di Kuthodaw, pagoda di Kyauktwgyi
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Mingun (Min Kun): pagoda bianca di Myatheindon, pagoda
Settawya, pagoda incompiuta
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in battello
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rientro a Mandalay
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GIORNO 4
13
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Mandalay: pagoda Mahamuni
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Amarapura:
monastero Mahagandhayon
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Ubein: ponte in teak sul lago Taungthaman
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Ava: visita del villaggio in calesse, monastero
di Bagaya Kiaaung, monastero di Maha Aungmye Bonzan
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in battello
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Sagaing: (antica capitale) Umin
Thounzeh con i suoi 45 Buddha, pagoda di Sone Oo Pone Nya Shin
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rientro
a Mandalay
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GIORNO 5 14
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Bagan (8 ore di viaggio)
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in battello
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GIORNO 6 15
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Bagan: il mercato di Niaung-U,
pagoda Shwezigon, gruppo Alo-plyi,
pagoda di Hti-lo-Min-lo, tempio di Khay Min Gha, tempio di Ananda,
Stupa Shwe san daw
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bus
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GIORNO 7 16
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bagan: visita di alcuni laboratori artigianali,
pagoda di Dhamma Ya Zika (Dhammayangyi),
alcuni templi nei pressi del villaggio di Min-Nathu,
visita del
villaggio dei porci (un caratteristico villaggio ove si allevano maiali)
Monte Popa: complesso di monasteri, stupa e templi sul
monte
rientro
a Bagan
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bus
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GIORNO 8 17
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Partenza
per Heho. Sulla strada per il lago visita del
monastero di Shwe Yaungshwe
Kyaung
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Volo interno Bus
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lago Inle: cittadina Nyaung Swhe, il villaggio di Kyay Zar Gon e gli orti galleggianti,
il villaggio di Thay Lay e la pagoda di Phaung Daw Oo, il monastero di Nga Hpe Chaung
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motolancia
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GIORNO 9 18
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Lago Inle: il villaggio di In Dein Gon e le rovine di Nyauung Ohak con i
suoi 1054 stupa e la pagoda Inlay
Shwe In Tain. Il villaggio di
Nam Pan, una fabbrica di sigari, un piccolo cantiere navale. Il villaggio
dei tessitori di In Paw
Khone. Il tempio A Lo Paw
Pauk del Buddha ritrovato. La processione per la festa della luna.
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motolancia
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GIORNO 10 19
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pagoda Phaung daw u - festa della luna (mattina), il mercato del
villaggio. Nel pomeriggio visita di alcuni laboratori.
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motolancia
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GIORNO 11 20
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Lago Inle. il mercato Nyaung
Shwe. Sulla strada per Pindaya sosta
alla cittadina di Kalaw, visita del complesso di Shew
Oo Min Paya
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motolancia
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Pindaya – (grotte con 9000 statue di Budda)
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bus
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GIORNO 12 21
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Si
ritorna a Heho e partenza per Yangon
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Volo interno
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Da
Yangon raggiungiamo Kyaiktiyo
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bus
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Kyaiktiyo: - visita della roccia
d'oro
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pernottamento
in loco a Kyaitiyo
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GIORNO 13/14 22
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partenza per Bago. Lungo la strada visita ad una coltivazione
di alberi di gomma e varie attività. Il complesso di complesso
di Kyaik Pun
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Bago: pagoda Shwemawdaw e il Buddha
sdraiato Shwethaliaung
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Yangon: pagoda Sule, quartiere coloniale, il mercato Bogyoke Aung San
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Dubai : partenza 01,50
arrivo 05,05 del 23
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Volo intern.
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Bologna
: partenza
9,00 arrivo 13,20
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Volo intern.
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All'aeroporto di Bologna troviamo Sandro con il quale avevamo fatto un viaggio in Cambogia e Vietnam. E' accompagnato dalla moglie Carmen, da Amos e da Lello e Carla. In tutto siamo in sette, un piccolo gruppo. La partenza è in orario, ci aspettano molte ore di viaggio e uno scalo a Dubai. Ne approfitteremo per fare conoscenza con i nuovi compagni di viaggio.
Giorno 11 - Yangon (Rangoon)
Arriviamo a
Yangon (ex Rangoon) in perfetto orario. All'uscita dal terminal troviamo la nostra guida So So. E' un ragazzo giovane e, a detta del nostro tour operator, molto preparato e con una buona conoscenza della nostra lingua.
So So si rivela subito efficiente e ben presto siamo sul bus per iniziare con il nostro tour.
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Yangon - mappa tratta da Myanmar (rough guides) Feltrinelli editore |
Durante il tragitto noto l'assenza di motorini, onnipresenti nelle città asiatiche. La guida mi spiega che in città esiste il divieto assoluto di tale mezzo imposto a causa di un incidente mortale accaduto ad un congiunto di un'autorità della città. Dopo molti anni dall'accaduto il divieto persiste ma oggi ciò rende il traffico della città meno caotico, naturalmente tale divieto non esiste nel resto del paese e avremo modo di verificarlo. La prima tappa è alla pagoda Chauk Htat Gyi con il grande Buddha sdraiato (Chaukhtatgy). E' lungo circa 66 metri con un viso di ben 7,3 metri. Situato all'interno di un capannone in metallo (che certamente non ne esalta la bellezza) presenta un volto con tratti femminili molto pronunciati e ha la testa cinta da una corona incastonata di diamanti. La pianta degli enormi piedi è ricoperta di segni di buon auspicio. Con l'inizio della visita al sito incomincia per noi un rito che ci accompagnerà per tutto il nostro viaggio in Birmania e cioè il " togli le scarpe.... metti le scarpe" che rispetteremo in tutti i luoghi sacri (pagode, templi e molti altri luoghi).
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deposito delle scarpe nelle aree sacre |
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il Buddha sdraiato |
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Buddha in legno dono della Tailandia |
Lasciamo questo luogo per recarci alla pagoda (paya) di
Shwedagon (1) -
(2). La più grande e venerata pagoda della Birmania. E' un maestoso complesso religioso buddista eretto nel XVIII° sec. La pagoda, alta 98 metri e ricoperta da tonnellate d’oro e pietre preziose, è circondata da innumerevoli tempietti e stupe ed è sempre affollata di pellegrini e turisti. E' stata realizzata in cima ad un'altura e vi si accede mediante 4 maestose scalinate poste nei punti cardinali, ciò permette di essere ben visibile da ogni parte della città. Questo è, sicuramente, il luogo di maggiore importanza e culto della regione, oltre che l’emblema della nazione. La venerazione che hanno i Birmani per questa pagoda si fa risalire al fatto che in essa sono conservati 8 capelli di Buddha.
Secondo la tradizione i due fratelli Tapussa e Bhallika , durante uno dei
loro viaggi commerciali, incontrarono Buddha a cui offrirono dolci e miele ottenendo
in regalo 8 capelli. Tali capelli furono posti in un contenitore riempito di
gioielli e su questo fu eretta una pagoda dorata che venne racchiusa in una
pagoda d’argento quindi in una pagoda di lega d’oro e rame. Successivamente questa
fu racchiusa in una pagoda di bronzo poi di ferro, di marmo e infine di mattoni
ricoperta d’oro. E’ questa la pagoda di Shwedagon.
Iniziamo la nostra visita sotto la pioggia. Saliamo su per la maestosa scalinata difesa da due grandi leoni e ci ritroviamo in una vasta terrazza (275m x 215m). La maggior parte degli edifici religiosi, dei santuari, stupa, padiglioni, statue di Buddha si trovano a questo livello. In un primo momento ci assale un senso di inquietudine per l'apparente confusione che regna in questo luogo ma anche per la bellezza delle opere presenti.
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i leoni-grifoni (chinthe) della scalinata |
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il sito della pagoda di Shwedagon |
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la terrazza principale del complesso (livello medio) pavimentata con lastre di marmo |
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particolare delle innumerevoli statue ( dragoni, asceti, danzatrici, divinità etc.) presenti sul basamento |
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la struttura della pagoda di Shwedagon |

La pagoda poggia su di un grande basamento di forma quadrata e rialzata rispetto alla terrazza. La struttura dello stupa è di forma ottagonale ed è circondata da 64 piccoli stupa e quattro stupa più grandi posti nei punti cardinali. In questa zona possono accedere solo i monaci. Intorno alla basamento e a livello della terrazza sono posti una serie di piccoli templi contenenti statue di Buddha e tra essi una infinità di figure quali draghi, danzatrici, divinità, animali etc. Sulla base ottagonale è posta la cupola a forma di campana decorata, in sommità con 16 petali di loto. Al di sopra svetta la snella guglia dalla forma conica che termina con un ombrello (hti) e una piccola banderuola. Le parti inferiori della pagoda sono ricoperte da foglie d'oro mentre la parte superiore è rivestita da lamine d'oro massiccio per un totale di circa 60 tonnellate. Questa pagoda è stata usata come modello per la gran parte degli stupa costruiti in Birmania.
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la pagoda di Shwedagon, alla base le piccole stupa |
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la parte finale della pagoda tempestata di gioielli |
La struttura ad ombrello (hti) è decorata con 1065 campane d'oro e argento, 5448 diamanti, 2317 rubini e, in cima, con un diamante di 76 carati. Le foto qui riportate sono tratte dalla documentazione riportata nella piccola galleria fotografica del sito.
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il diamante posto in cima al "hti" |
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Carlo, Lello, Amos, Enzo, Sandro, Clara, Carmen |
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a piedi nudi per i templi |
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C1 - Maha Gandha, l'enorme campana del re Singu |
Nel settore Nord-Ovest si trova la sala del re di Singu con una campana (Maha Gandha) del peso di 25 tonnellate con sul regno di Singu. Nel 1825 gli inglesi tentarono di rubarla per poterne ricavare dei cannoni ma la nave che la trasportava affondò al largo di Rangoon. In seguito i birmani la recuperarono e la rimisero al suo posto.
Il “longy”, abbinato ad una blusa,
è il tradizionale vestito per le donne, esso è sempre decorato con motivi
floreali. La versione maschile è il “paso”, decorato con motivi geometrici, a cui si abbina una camicia. Solo da qualche anno,
specialmente tra i giovani, è uso vestirsi all’occidentale.
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P2 - sulla sinistra la pagoda Naungdawgyi e, in fondo, un tempio indù sormontato da una piccola cupola dorata |
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fanciulle con il vestito tradizionale birmano (longy) |
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il padiglione con il Chantargy Buddha |
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al centro, in una nicchia, la piccola statua dorata di Shinsawbu Buddha |
Proseguendo la nostra visita, sempre in senso orario, ecco il Chantargyi Buddha, la più grande statua di Buddha seduto presente nel sito. Vicino Shinsawbu Buddha, una piccola statua in oro donata dalla regina Shinsawbu. Più avanti un altro splendido padiglione con colonne intarsiate e inserti in vetro.
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P2 - al centro la guglia della pagoda Naungdawgyi |
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C2 - la campana di re Tharyarwady |
Vorremmo trattenerci ancora ma la stanchezza si fa sentire, andando via vengono in mente le parole di W.S.Maugham quando visitando questo luogo scrisse: " Si innalzava superba, scintillante d'oro come un'improvvisa speranza nella notte buia dell'anima".
Riprendiamo il bus e, prima di andare in hotel per una sospirata doccia, facciamo un salto al porto alla confluenza dei fiumi Bago e Yangon.
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moli di attracco lungo il fiume |
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carico e scarico delle merci |
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per ogni carico viene consegnata una bacchetta (per conteggiare il lavoro svolto) |
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cibo di strada sulla riva del fiume |
Siamo a cena e ci scambiamo le prime impressioni su questo nostro viaggio. tutti noi abbiamo ancora davanti lo splendore di Shwedagon e l'atmosfera che in questo luogo si respira. Non c'è il misticismo che possiamo trovare nei nostri luoghi sacri ma qui è tutto più piacevole e sereno. La gente del luogo ti sorride ad ogni passo e i bambini giocano con libertà e innocenza tra le grandi statue di Buddha e tra i fedeli in preghiera. Dopo cena ci tratteniamo presso la piscina assaporando gli ultimi momenti di questa nostra prima giornata in Birmania quindi rientriamo nelle nostre camere, domani ci aspetta un breve volo per Mandalay.
In Birmania la circolazione è a destra e anche lo sterzo si trova a
destra. Questo pone dei seri problemi per la sicurezza, in modo particolare per i
mezzi pesanti, e spesso accanto all’autista c’è un suo aiutante con l’evidente
scopo di supportarlo nella conduzione del mezzo. Ciò è dovuto al fatto che le
tasse sull’importazione delle auto nuove sono molto alte mentre quelle sulle usate
risultano più accessibili e questo determina una forte importazione di auto e
mezzi usati e il mercato a cui si rivolgono è quello giapponese ove la
circolazione è a sinistra. Gli stranieri, in genere, non possono guidare un’auto
e il loro noleggio avviene con autista incluso la stessa regola vale per i monaci. Altra curiosità: le targhe hanno diversi colori: bianco per i diplomatici, nero per i privati, rosso per i mezzi pubblici e taxi, gialla per i monaci, azzurro per i mezzi turistici.
Giorno 12 - Mandalay
Siamo in aeroporto in attesa di partire, il nostro aereo è un ATR42 turboelica della AIRKBZ. Il viaggio è breve e comodo. Atterriamo in un aeroporto in mezzo al nulla e ci immettiamo sull'autostrada per Mandalay, nella regione che prende il nome dalla città.
La nostra prima tappa sarà il monastero di
Shwenandaw kyaung. Attraversiamo la città lentamente a causa del traffico caotico, qui è permesso circolare in motorino e il loro numero è notevole anche se non raggiunge le vette di città come Saigon o Hanoi.
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una vecchia mappa della città con la fortezza |
Raggiungiamo la cittadella murata con il suo fossato e proseguiamo oltre fino alla base della collina di Mandalay ove è posto il monastero. E' un piccolo monastero, completamente costruito in legno di teak (fanno eccezione le monumentali scale in pietra). Costruito nel 1880 dal re Thibaw Min era originariamente parte del palazzo reale di Amarapura. Esso è il tipico esempio di architettura tradizionale Birmana. Le facciate sono completamente intarsiate e ricoperte da una infinità di piccole sculture (alcune originali altre rifatte negli anni) che rappresento i miti buddisti come gli angeli. L'interno presenta uno splendido tetto, parzialmente a cassettoni, e colonne e pareti intarsiate e dorate. Il monastero è un pò defilato dalla strada e circondato dal verde. Qui regna la pace e la tranquillità niente a che vedere con l'affollata pagoda di
Shwedagon.
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monastero di Shwenandaw kyaung |
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monastero di Shwenandaw kyaung - particolare delle scale |
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particolare della facciata |
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un particolare della facciata |
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il monastero è sollevato da terra e poggia su pilastri in legno |
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una delle innumerevoli figure scolpite sulla facciata |
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l'interno del monastero interamente rivestito con foglie d'oro |
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particolare del soffitto a cassettoni |
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la statua di Buddha all'interno di un "recinto" |
Nell'ampio vano interno troneggia un Buddha dorato delimitato da un piccolo recinto a cui possono accedere solo gli uomini. Ci ritroviamo, inconsapevolmente, a parlare in sottovoce tanta è la pace che si sprigiona in questo luogo.
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questo divieto lo troveremo spesso nei luoghi di culto birmani |
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particolare di una decorazione presente sulle colonne |
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una delle tante figure scolpite sulle porte |
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dal terrazzo del monastero si intravede l'ingresso dell'università |
A nord di questo complesso e a circa un isolato si trova la pagoda di Kuthodaw. E' un complesso vastissimo con 729 piccole stupe ognuna delle quali contiene una lastra in pietra incisa. L'insieme delle lastre formano i 15 libri dei Tripitaka.
Tripiṭaka è il nome sanscrito del canone pali (forma arcaica di linguaggio medio-indiano) del buddhismo, diviso in tre parti: il Vinaya-piṭaka, che riguarda la disciplina e le regole della vita monastica; il Sutta-piṭaka (sanscr. Sūtra-piṭaka), che contiene varie raccolte di discorsi del Buddha, rielaborati e in parte anche versificati; e l’Abhidhamma-piṭaka («canestro della religione superiore»), di carattere dottrinale e metafisico. Il canone si è costituito durante il regno di Aśoka e ha assunto la sua forma sostanzialmente, seppure non assolutamente, definitiva a Sri Lanka intorno al 1° sec. a.C. - Da Enciclopedia Treccani
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giovane venditrice di fiori da offrire a Buddha |
Varchiamo l'ingresso e ci appare una moltitudine di piccole stupe bianche con in cima il classico ombrello dorato, in ognuna di essa è conservata una pagine di quello che qui chiamano il più grande libro del mondo. Il complesso fu costruito dal re Mindon nel 1857.
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l'ingresso del grande complesso di Kuthodaw |
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le 720 stupe che contengo le pagine del libro |
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una pagina del grande libro |
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il plastico del complesso con al centro la pagoda |
Ci aggiriamo per questo grande complesso ed ecco una coppia di giovani sposi che fanno le foto di rito tra le stupe.
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una giovane coppia di sposi, lo sposo porta il "gaung baung" tradizionale copricapo |
In Birmania non c’è l’usanza di matrimoni combinati e questi non vengono
celebrati dai monaci ma da cerimonieri. Gli abiti rispecchiano la tradizione
del paese e sia lo sposo che la sposa portano vestiti dello stesso colore.
Raggiungiamo l'ingresso della pagoda, un giovane monaco si avvicina con il dolce sorriso birmano che abbiamo imparato ad apprezzare e che ci accompagnerà per tutto il viaggio. Ci chiede da dove veniamo, quanto staremo nella sua terra e se ci piace la Birmania quindi, sempre sorridendo, ci lascia alla nostra visita.
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la pagoda di Kuthodaw |
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una breve conversazione |
Ancora più spettacolare è il vicino complesso con la pagoda Sandamuni ove sono presenti oltre 1774 lastre con i commenti ai testi sacri di Tripitaka. Qui le stupe hanno una forma più allungata con una snella guglia terminante con il classico
hti.
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immagine satellitare tratta da google earth |
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immagine tratta da internet |
Nelle vicinanze troviamo la pagoda di Kyauktwgyi famosa per la presenza di un grande Buddha seduto di marmo, esso è alto ben 12 metri ed è stato ricavato da un unico blocco di marmo. La pagoda, come molte altre in Birmania, è tutta un luccichio di specchi e di oro.
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il lungo corridoio che porta alla pagoda |
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il grande Buddha di marmo |
Giunge la sospirata pausa per il pranzo, raggiungiamo un vicino ristorante e, finalmente, possiamo riposarci un'oretta, infatti non è prevista alcuna sosta in hotel, neanche per una veloce doccia. Dobbiamo utilizzare ogni minuto della giornata, per riposare c'è tempo. Il pranzo è tipicamente birmano, con minestra (che troveremo sempre molto buona in ogni luogo visitato), piatti di carne e pesce, il tutto con abbondanza di spezie e tanto riso.
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la cittadella con il suo fossato |
So So non ci dà tregua e subito dopo il pranzo siamo già nel bus.
Attraversiamo la città e arriviamo a quello che dovrebbe essere il porto, in realtà ci troviamo lungo la riva del fiume Irrawaddy (ဧရာဝတီမ္ရစ္) o Ayeyarwady, a cui sono attraccate innumerevoli barche.
La nostra è la terza della fila per cui ci toccherà passare da una imbarcazione all'altra percorrendo instabili passerelle.
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i dintorni di Mandalay - mappa tratta da google earth |
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da un'imbarcazione all'altra alla ricerca del nostro battello |
Il battello non è di gran classe, in compenso ha delle comode poltrone. Davanti a noi scorre la vita del fiume i battelli carichi di merci, le imbarcazioni dei pescatori, i traghetti che fanno la spola tra le due rive caratterizzate dalle tradizionali abitazioni su palafitte.
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navigazione sul fiume Irrawaddy ( ဧရာဝတီမ္ရစ္ ) |
Ed ecco, sull'altra sponda del fiume, il piccolo villaggio di Mingun (Min Kun), antica città reale. Attracchiamo nelle vicinanze della pagoda Settawya e ci accolgono un gran numero di bimbi e di giovani donne con ogni serie di mercanzia. Ci facciamo largo per raggiungere la nostra prima meta.
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un albergo galleggiante - sullo sfondo la grande pagoda incompiuta |
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Settawya paya |
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una grande canoa in legno di teak. |

Ed ecco ci appare la pagoda di Min Kun nota come incompiuta, il perché ha questo nome è ben evidente. Essa risale al 1790 ed è realizzata sopra un basamento terrazzato di forma quadrata. Come tutte le pagode ha una struttura piena, in sostanza è un gran cumulo di mattoni. Secondo il progetto tale pagoda doveva essere alta ben 150 metri ma la morte del re Bodawpaya, ideatore della pagoda, e il terremoto del 1819 ne fermarono la costruzione lasciandoci solo il suo basamento (circa 1/3 dell'altezza) che oggi ci appare segnato dagli effetti dei terremoti del 1819 e 2012. Nei pressi del molo troviamo la pagoda Pondaw un piccolo modello di quello che sarebbe stata la grande pagoda voluta dal re Bodawpaya.
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modello della pagoda di Min Kun |
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foto satellitare da google earth |
Proseguiamo, sempre accompagnati dal nostro seguito di piccoli e grandi venditori e raggiungiamo l'edificio che contiene una grande campana di bronzo del peso di 90 tonnellate e con una base di 5 metri di diametro.
I Birmani la chiamano "la più grande campana del mondo" e in effetti ci sembra enorme e potrebbe, agevolmente, contenerci tutti.
Continuiamo il nostro percorso fino a giungere davanti ad una pagoda di forma particolare. Da una elaborata base circolare, a più livelli (ben otto), si giunge ad un terrazzo da cui si eleva una struttura cilindrica che termina con una snella cupola ed il classico hti dorato. Sembra quasi una gigantesca torta nuziale. La pagoda di Myatheindan fu fatta costruire nel 1816 dal re Bagydaw in memoria di una delle sue mogli.
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la pagoda bianca di Myatheindan |
Con la pagoda bianca abbiamo terminato la visita dei monumenti di Mingun. Il caldo e l'afa si fanno insopportabili per cui accettiamo con entusiasmo l'invito di un giovane tassista.
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Il tassista - foto Carla |
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ritorno al molo |
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tramonto sul fiume Ayeyarwady (Irrawaddy) |
Giorno 13 - Mandalay
Un'altra intensa giornata è davanti a noi. Ci dirigiamo a sud della cittadella ove sorge la pagoda di Mahamuni. Qui si trova una delle immagini (statue) di Buddha più venerate della Birmania. Ci accoglie un monaco con il classico saluto: " Mingalarbar ".
Attraversiamo il consueto corridoio ricco di mercanzia, di fiori da offrire a Buddha e di venditori di foglie d'oro. Non è possibile andare oltre a gambe scoperte per cui si effettua una sorte di "vestizione", naturalmente si userà il longy o, come nel nostro caso, il pato.
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il lungo portico di accesso alla statua di buddha |
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la "vestizione" di Amos |
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fedeli in preghiera davanti all'immagine di Buddha |
Ci avviciniamo alla grande statua e giriamo intorno ad essa (alle donne non è permesso). Molti sono i fedeli che diligentemente applicano sulla superficie di essa sottili foglie d'oro. Questa pratica, negli anni, ha portato a sovrapporre innumerevoli strati tali da alterarne l'originale aspetto (avremo modo di verificarlo spesso).
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novizie |
Il complesso presenta vari padiglioni, in uno di essi si trova un grande statua dorata e la sagoma di una campana forgiata in bronzo e dorata. Qui troviamo altre statue indù in bronzo. E' quel che resta dei
dvarapala, guerrieri guardiani che si trovavano ad Angkor Wat in Cambogia. Dopo varie vicissitudini le statue dalla Cambogia approdarono in Birmania e il re Baynnaung ne fece fondere 24 per farne cannoni. Oggi i resti di quelle statue sono qui raccolti. La tradizione vuole che si guarisca dai malanni che affliggono la propria parte del corpo toccandone la corrispondente della statua.
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in rispetto della tradizione |
Proseguiamo il nostro viaggio e lungo la strada numerose sono le botteghe di scultura. Vi si lavora il marmo realizzando un unico soggetto: Buddha. La lavorazione è fatta in serie utilizzando dei flessibili da cui si sprigiona una intensa polvere di marmo che avvolge gli scultori quasi a farli sembrare dei fantasmi. Gli scultori lavorano a ritmo incessante per tutto il giorno e senza alcuna protezione. Molti sono giovanissimi e ad essi è assegnato il compito di fare un primo abbozzo della statua che sarà completata e rifinita da scultori più esperti. L'ultima operazione è riservata alle donne che, delicatamente, con carta vetro e acqua lucidano le statue e le rifiniscono.
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scultore - foto: Sandro |
Ed eccoci al monastero Mahagandayon nel villaggio di Amarapura, un tempo una delle capitali del Myanmar. Questo monastero, il più grande della Birmania, è vastissimo e formato da numerosi padiglioni atti ad ospitare un gran numero di monaci e di suore (fino ad un migliaio) ed è famoso per il suo rigore. Ci aggiriamo per questo luogo e visitiamo le cucine ove vengono preparati i pasti e alcuni locali utilizzati da chi ha necessità di ospitare un gran numero di persone, come per i ricevimenti degli sposi, e i monaci sono ben lieti di fornire loro tutto il necessario.
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la grande cucina |
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la sala di ricevimento per gli ospiti |
C'è un gran fermento, i monaci si preparano a ricevere la loro razione di cibo. Il monastero si è popolato di turisti in attesa di questo che è ormai diventato un rito (è questo l'unico monastero nel quale è consentito assistere a ciò). La confusione causata dai turisti è notevole e mi sento a disagio essere tra loro, con la mia macchina fotografica, pronto a carpire qualche immagine, un disagio che si fa più acuto assistendo all'invadenza e irrispettoso atteggiamento che alcuni hanno. Ma ecco che i monaci, in doppia fila, iniziano una sorta di processione che li porta a ricevere una ciotola di riso, un po' di carne o pesce e, oggi, del gelato. Quindi, con la loro ciotola, si avviano a consumare quello che sarà l'unico pasto della giornata.
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distribuzione del riso |
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suorine e monaci con la loro ciotola |
Lasciamo il monastero e, a qualche centinaio di metri, ci appare il ponte pedonale di
U Bein sul lago Taungthaman, è stato costruito nella metà dell'ottocento in legno di teak recuperato dal vecchio palazzo reale.
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il lungo ponte pedonale |
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una giovane venditrice di collane |
Dopo aver percorso a piedi il lungo ponte (circa 1 km) ritorniamo indietro in barca, sul molo ci aspetta il nostro bus per portarci sulla riva del Myitnge, affluente dell'Irrawaddy. Da qui, con una piccola imbarcazione raggiungiamo la riva opposta ove si trova il villaggio di Ava. Un tempo questa cittadina che ora si presenta come un piccolo villaggio fu capitale del Myanmar per ben quattro volte. Essa era cinta da mura e da un fossato. Oggi del muro ne resta solo qualche tratto mentre è ancora riconoscibile il lungo fossato che nella stagione delle piogge si riempie trasformando questo luogo in un'isola. Ad attenderci vi sono innumerevoli calessi. So So ci avverte che, a causa delle condizioni della strada, saremo un po' sulle montagne russe.
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elaborazione di cartografia tratta da google earth |
Lasciamo i monaci ai loro studi e riprendiamo il calesse. Lungo la strada sostiamo in un piccolo complesso di pagode: Yedanas Hpaya. Le costruzioni sono in mattoni lasciati a vista (o meglio con l'intonaco ormai perso di cui ne rimangono solo alcune tracce).
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complesso Yedanasini Hpaya |
Riprendiamo il nostro calesse per avviarci verso il molo ma poco dopo facciamo l'ennesima sosta per ammirare Maha Aungmye Bonzan un edificio di particolare suggestione nella sua decadenza. La Birmania ci offre continue sorprese tanta antica e complessa è la sua storia.
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Bonzan Maha Aung |
Il Monastero Bonzan Maha Aung è stato costruito dalla regina Me Nu, moglie del re Bagyidaw della dinastia Konbaung, nel 1818 e riprende lo stesso stile dei monasteri realizzati in legno preservandolo così dagli incendi.
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una delle scenografiche e monumentali scale |
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particolare del tetto |
Raggiunto il molo risaliamo sulla nostra imbarcazione e ben presto siamo sulla riva opposta ove c'è ad attenderci il nostro bus che ci porta alla nostra prossima meta: un ristorante che si trova a Sagan, sull'altra sponda del fiume Irrawaddy. Un breve intermezzo per il pranzo e ci rechiamo alla base della collina che ospita un'infinità di templi e pagode. La strada è molto ripida e tortuosa e il nostro mezzo avrebbe difficoltà a percorrerla per cui saliamo su di un taxi collettivo a 4 ruote motrici. Il mezzo si inerpica con sicurezza giungendo in breve tempo a Umin Thouzeh, un edificio addossato alla collina e di forma arcuata.
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prendiamo posto sul nostro Toyota |
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Umin Thounzeh |
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i 45 Buddha |
In questo lungo corridoio vi sono ben 45 statue di Buddha tra cui due in piedi. Proseguiamo oltre fino alla pagoda di Sone Oo Pone Nya Shin, alta 30 metri. E' in restauro ed è avvolta da stuoie. Il sito è molto bello, vivacemente decorato e dal terrazzo lo sguardo si estende fino a Mandalay. Alla base della collina il grande complesso di studi buddisti con padiglioni ai lati di un parco quadrilatero e una pagoda centrale. Sulla collina le cupole dei numerosi templi.
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ingresso della pagoda di Sone Oo Pone Nya Shin |
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rifacimento della doratura della cupola |
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la pagoda con la sua doratura - foto tratta da internet |
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il grande Buddha seduto in restauro |
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Sagaing - sulla destra il complesso degli studi buddisti |
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la collina con i suoi templi |
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il nostro mezzo in attesa |
Ci avviamo verso Mandalay ma, lungo la strada, facciamo una breve sosta in alcuni laboratori artigiani.
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preparazione di una fusione a cera persa |
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le statue di bronzo vengono rifinite |
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lavorazione del legno |
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tappeti e ricami |
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marionette con costumi tradizionali |
Siamo a cena, al buffet c'è una grande scelta e nella mia ricerca mi imbatto in una scatola di pasta di una nota marca italiana. Questa sera, forse, dopo tante minestre, riso e piatti più o meno speziati potrò mangiare qualcosa di familiare. Ed ecco il banco di cottura con varie varietà di pasta. Posso condirmela come voglio e nel sugo di pomodoro (ottimo) aggiungo pancetta, olive, formaggio, un briciolo di pepe. Non so come chiamarla ma è gustosa. Naturalmente non sono il solo a cimentarmi in vari miscugli. La cena è al termine ma ecco che, improvvisamente, si spengono le luci e dalla cucina appare una fioca luce, sono i camerieri che portano una torta. Vengono verso di noi e la posano davanti ad un sorpreso Amos. Oggi è il suo compleanno. Finisce così, allegramente una faticosa giornata.
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Amos che si cimenta nel taglio della torta |
Giorno 14 - navigazione sull'Irrawaddy, da Mandalay a Bagan (Pagan)
Raggiungiamo molto presto il molo, infatti ci aspetta un battello che ci porterà a Bagan. Alle 7 circa siamo in navigazione sull'Irrawaddy. Davanti ai nostri occhi scorrono le colline di Sagaing e dal fiume si può apprezzare pienamente la bellezza di questo luogo.
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sulla sponda destra si intravedono le colline di Sagaing |
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le colline di Sagaing |
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in cima alla collina la pagoda di Sone Oo Pone Nya Shin |
Il traffico sul fiume è molto intenso a conferma dell'importanza che l'Irrawaddy ha nell'economia del paese.
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abitazioni provvisorie di contadini |
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un albergo galleggiante |
Non abbiamo posti assegnati per cui siamo liberi di accomodarci come meglio ci aggrada. Dopo un'ora di sole incominciamo ad averne abbastanza e inizia la ricerca dell'ombra. Ad ogni ansa del fiume, variando la posizione del battello, siamo costretti a spostarci e ciò si ripeterà per buona parte della giornata, quasi una sorta di transumanza.
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vita di bordo - foto: Sandro |
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un pranzo frugale - foto: Carla |
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un menù a 5 * |
La navigazione prosegue stancamente e il paesaggio è monotono e senza alcun interesse. Giungiamo a Bagan nel tardo pomeriggio. Al molo ci attende un bus che attraversa la campagna disseminata di templi, oltrepassiamo la vecchia Bagan e ci dirigiamo verso sud. Il nostro hotel è in quella che viene chiamata nuova Bagan. E' un resort in mezzo al verde, un luogo piacevole che avremo modo di apprezzare. Ci diamo appuntamento per la cena che sarà in giardino ai piedi di un piccolo tempio.
Concludiamo questa nostra giornata, noiosa ma riposante, con una cena tipicamente birmana. Domani ci aspetta un'intensa giornata di visite.
Giorno 15 - Bagan
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l'area di Bagan |
Ci dirigiamo a nord verso Niaung-U per una visita al mercato. E' un mercato essenzialmente agricolo ma come tutti i mercati orientali vi si trova un po' di tutto: frutta, verdura, pesce, carne, piccolo artigianato locale e anche delle attività quali sartoria, arrotino etc. L'unica cosa che qui non abbiamo trovato sono gli articoli di gioielleria e tecnologici. E' piacevole aggirarsi in esso e, con l'aiuto sempre prezioso di So So, conoscere i vari alimenti e metodi di preparazione molto diversi dai nostri.
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un taxi collettivo |
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1 - ingresso del mercato |
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pesce secco |
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ngapi - pasta a base di pesce |
Molto varia, in questo mercato, è la presenza di pesce secco. E' un cibo molto apprezzato in Birmania e So So si dilunga nel descrivere i vari tipi di pesce e le differenti qualità del prodotto. Un altro cibo tradizionale è il ngapi, una pasta a base di pesce che viene abbondantemente utilizzata come condimento. Certamente l'odore che si sprigiona da essa non è dei migliori.
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foglie di pepe di betel |
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tronchetti di "limonia acidissima" |
Sui banchi del mercato si trovano molti tronchetti di una pianta locale, il limonia acidissima, da cui si ottiene una pasta giallastra (thanaka) che viene utilizza come crema protettiva per il viso. In alcune ceste invece vi sono delle foglie di betel che servono per preparare quello che comunemente viene chiamato betel.
Betel: camminando
per le strade spesso i marciapiedi sono imbrattati da macchie rossastre. Sono i
segni lasciati dagli sputi dei consumatori di “betel”. La pratica di consumare
il betel è molto comune in Birmania e la sua preparazione risulta abbastanza
laboriosa. I semi carnosi di una palma (Areca
catechu) vengono tagliati sottilmente o polverizzati quindi posati su di una
foglia di noce di betel spalmata con della calce spenta e arricchita con spezie
varie. La foglia viene avvolta su se
stessa fino a farne un involtino che viene quindi masticato. Le noci contengono
molti tannini di colore rosso, hanno effetti cardiotonici e azione vermifuga e
astringente. La masticazione di questo composto provoca salivazione rossastra,
annerimento dei denti ed è causa di tumori.
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artigianato locale |
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una giovane venditrice, sul viso la pasta di thanaka - foto: Carla |
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una bimba - foto: carla |
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otri con acqua a disposizione di tutti - foto: Carla |
Lasciamo il mercato e ci addentriamo nel traffico. Non molto lontano ecco la pagoda di Shwezigon. La sua costruzione risale alla metà dell'undicesimo secolo ed è stata realizzata per custodire la clavicola e un dente di Buddha, da ciò la forte devozione per questo luogo che ne fa la principale meta di pellegrinaggio religioso a Bagan. Di base quadrata, dispone di tre terrazze merlate dalle quali si eleva la cupola attualmente in restauro. Ai quattro angoli della base grandi leoni fanno la guardia. Sugli assi della base si elevano le scale fino a raggiungere la base della cupola.
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2 - la pagoda di Shwezigon |
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leone a guardia della pagoda |
In un padiglione con colonne decorate con mosaici in vetro, innumerevoli figure in legno dipinto rappresentano famose leggende.
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particolare della copertura di un tempietto |
Lasciamo questa splendida pagoda e raggiungiamo un piccolo gruppo di costruzioni che si trovano a ridosso della strada, sono delle piccole pagode una delle quali ha la cupola dorata. Qui possiamo ammirare delle strutture che nella loro concezione si ripetono in tutto il sito di Bagan.
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foto satellitare tratta da Google Earth |
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3 - Alo-Daw-Pyi |
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pagoda Alo-daw-Pyi (Alopyi-Hpaya) 11° sec. - elaborazioni disegni da "art e architecture of Bagan " di Kyaw Lat |
La pagoda Alo-Daw-Pyi è una piccola costruzione in mattoni, originariamente intonacata, che in sommità ha una cupola dorata centrale circondata da altre piccolissime cupole. L'interno è molto semplice strutturalmente con un grande pilastro centrale e quattro nicchie che si ritrovano anche nelle pareti. Nelle nicchie sono poste delle statue di Buddha mentre le pareti sono affrescate con un'infinità di piccoli Buddha. Alla parte centrale del tempio si accede attraverso una piccola camera rettangolare anche questa affrescata.
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3 - il grande pilastro centrale |
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3 - affreschi all'interno del tempio |
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3 - una delle statue di Buddha all'interno di Alo-Daw-Pyi |
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3 - una pagoda del gruppo Alo-Pyi |
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3 - un classico esempio di pagoda del sito di Bagan |
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3 - altre pagode e templi del gruppo Alo-Pyi |
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4 - Hti-lo-Min-lo |
Anche questa pagoda ha un grande nucleo centrale attorno a cui si sviluppa la struttura e si eleva la cupola. Gran parte degli stucchi sono andati persi e ne rimangono solo dei frammenti.
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4 - pianta di Hti-Lo-Min-lo (13° sec.) - da "art e architecture of Bagan " di Kyaw Lat |
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4 - alcuni resti dell'intonaco sulle facciate |
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4 - frammenti degli stucchi di Hti-Lo-Min-lo |
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4 - particolare di un portale |
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4- interno |
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4 - Hti-Lo-Min-lo |
Nei pressi di Hti-lo-min-lo si trova il piccolo tempio di kaemingha. Lo raggiungiamo a piedi percorrendo un viottolo in mezzo alla campagna, sotto un sole cocente. L'afa incomincia a diventare insopportabile ma non c'è altro modo per raggiungerlo. Ci troviamo davanti una struttura davvero molto piccola e quasi nascosta dalla vegetazione. E' un parallelepipedo con un tetto piano; l'ingresso è chiuso da una grata in ferro mentre, lateralmente, si trova una piccola apertura. So So ci guida attraverso una scala strettissima, buia e con gradini irregolari. Il soffitto è molto basso e dobbiamo salire chinando la testa, arriviamo in cima e ci ritroviamo in un terrazzo. Da qui la vista è stupenda e spazia su tutto il sito. Davanti a noi una distesa verde, a perdita d'occhio, punteggiata di marrone, sono le pagode, i monasteri e i templi di Bagan.
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alcune piccole stupe tra le tante disseminate nella pianura di Bagan |
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5 - Khaymingha (Khaymingha Au Kyia) |
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5 - la copertura piana |
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sulla sinistra la pagoda di Hti-Lo-Min-lo |
Ci dirigiamo verso il ristorante e questa volta, a causa dell'afa opprimente, non proseguiremo le visite ma ritorniamo in hotel per una doccia e un breve riposo.
Riprendiamo le nostre escursioni con il tempio di Ananda, il primo dei grandi templi di Bagan, risale infatti al 1090 circa (durante il regno del re Kyansittha).
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6 - la pagoda di Ananda |
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6 - pianta e sezione |
E' un grande tempio che si sviluppa attorno ad uno massiccio nucleo centrale di forma quadrata con 4 grandi nicchie. Due corridoi concentrici ampliano la struttura, di forma quadrata, a cui si aggiungono quattro vestiboli. Il disegno planimetrico si basa su di un perfetta simmetria e ricorda una croce greca. Varcato l'ingresso e attraversato il vestibolo troviamo una massiccia porta in teak a protezione di quella parte della pagoda chiamata santuario.Nelle nicchie del nucleo centrale sono poste quattro statue di Buddha in piedi. Un'apertura sulla parete frontale ne illumina il volto nelle varie ore del giorno. Lungo tutti i corridoi si trovano delle nicchie contenenti anch'esse delle piccole statue di Buddha e scene di vita. Una particolarità è data dalla statua di Buddha posta a sud. Guardando il viso da diverse distanze l'espressione del volto, a causa della diversa angolazione con cui si osserva, passa da pensierosa a serena, quasi sorridente.
I Buddha sui lati Nord e Sud sono nella posizione mudra dharmachakra (dell'insegnamento). Gli altri due Buddha sono delle copie essendo gli originali andati distrutti nel seicento.
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6 - la cupola in restauro |
Il tempio lo troviamo in gran parte in restauro e ciò altera la visione del complesso, ma la sua magnificenza rimane intatta.
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6 - sulla sinistra il vestibolo |
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6 - il corridoio laterale e una delle 4 porte in teak che introducono al santuario |
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offerte per ottenere benemerenze (meriti) |
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il Buddha sul lato Sud |
Lasciamo Ananda per raggiungere Shwesandaw, una grande stupa con terrazze multiple (cinque) dell'undicesimo secolo. Come tutte le stupe è un blocco massiccio e venne costruita per custodire un capello di Buddha. L'edificio ha la classica struttura presente a Bagan. Le terrazze quadrate vengono raccordate ad una base ottagonale da cui si innalza la struttura circolare dello stupa e sono collegate con ripide e strette scale poste sugli assi della struttura.
L'edificio è preso letteralmente d'assalto per poter assistere al tramonto. Anche noi, naturalmente, saliamo sù ma ad Ovest incombono nuvole minacciose. Attendiamo fiduciosi ma non avremo la possibilità di assistere al tramonto su Bagan. Scendiamo giù delusi ma con la speranza di rifarci domani sera.
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8 - Shwe-san-daw |
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8 - l'assalto allo stupa |
Giorno 16 - da Bagan al monte Popa
Oggi la meta è il monte Popa ma prima di lasciare Bagan abbiamo alcune visite programmate. Siamo in un piccolo laboratorio artigianale per la realizzazione di manufatti in lacca. E' qui che possiamo renderci conto del grande lavoro che sta dietro ad oggetti finemente decorati e capire il perchè della grande differenza di prezzo tra oggetti all'apparenza uguali.
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realizzazione del manufatto con strisce di bambù |
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il primo strato di lacca |
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legatura delle strisce di bambù con crine di cavallo |
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alcuni splendidi oggetti realizzati con 24 strati di lacca |
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9 - dhammayazika |
Ed eccoci alla pagoda Dhamma Ya Zi Ka, poco fuori la nuova Bagan. La Pagoda è stata costruita nel 1196 durante il regno di Re Narapatisithu. Presenta una struttura pentagonale in mattoni con tre terrazze decorate con piastrelle di terracotta raffiguranti scene di Jataka (raccolta di 574 racconti popolari che narrano episodi relativi alle vite anteriori di Buddha). Dall'ultima terrazza si eleva lo stupa centrale a base circolare. Alla base delle terrazze, su di ogni lato, è presente un santuario.
La struttura pentagonale non è utilizzata nell'architettura buddista ma qui a Bagan si ritrova in alcuni templi. In ogni santuario vi è un Buddha a rappresentazione dei 4 Buddha dell’attuale ciclo del mondo che hanno già raggiunto l'Illuminazione (Kakusandha, Konagamana, Kassapa, Guatama). Nel quinto santuario il Buddha che verrà: Maitreya.
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il solito posto di ristoro |
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9 - un'ampia scalinata porta alla base della pagoda, al centro uno dei santuario |
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l'ingresso di uno dei cinque santuari della pagoda |
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a destra uno dei santuari |
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una delle piastrelle in cotto che adornano le terrazze |
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un Buddha all'interno |
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sullo sfondo un moderno hotel nel bel mezzo del sito archeologico |
Lasciamo
Dhammayazika e ci dirigiamo verso il villaggio di
Min-Nathu, poco più a Nord ecco il piccolo tempio di
Lemyethnapaya, che
si presenta con uno splendido colore bianco.
A qualche centinaio di metri Payathonzu, un gruppo di tre piccoli templi uniti tra loro. Anche qui, prima di raggiungere l'ingresso, ci facciamo largo tra una schiera di venditrici sempre sorridenti. Ne approfittiamo per rifornirci di leggere camice.
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Payathonzu - foto di c. charrier tratta da google earth |
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pianta del piccolo complesso di Thonzu |
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uno dei Buddha della pagoda |
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foto: Carmen |
Ci avviamo per la nostra meta ma lungo il percorso abbiamo l'opportunità di fermarci presso una piccola fabbrica artigianale di dolciumi, sono essenzialmente prodotti realizzati con frutta secca, olio di palma, miele oltre ad un distillato simile alla grappa. La sosta, breve, ma abbastanza per ristorarci, è anche un'occasione, per le signore, di adornasi con la pasta di thanaka, la crema di bellezza birmana.
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raccoglitore di miele |
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un rudimentale attrezzo per la realizzazione di un preparato per dolciumi |
Un ragazzo sale con perizia in cima ad una palma da zucchero aiutandosi con una rudimentale scala in bambù. E' un raccoglitore del succo zuccherino che fuoriesce dalle incisioni praticate sulla palma e ogni mattina sostituisce i recipienti con il nettare raccolto durante la notte.
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il raccoglitore di nettare - foto : Carla |
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il grande spazio ove si viene accolti |
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un piacevole intermezzo - foto : Carla |
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un brindisi con una "grappa" locale |
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il reparto trucco |
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foto : Carla |
Lasciamo questo luogo e ci mettiamo di nuovo in marcia. Non percorriamo molti chilometri, infatti ci fermiamo in un villaggio particolare. Qui l'attività principale è l'allevamento di maiali. So So ci dice che in questo luogo la vita si svolge semplicemente, con tranquillità e il ricavato dell'allevamento permette loro una esistenza dignitosa. Ci inoltriamo all'interno del villaggio, i maiali scorrazzano liberamente vicino alle modeste abitazioni in legno, poco più che capanne. I pochi recinti, realizzati con rami intrecciati, circondano le abitazioni (servono più che altro a proteggere i maiali) e tracciano un fitto reticolo dove solo dei carretti possono transitare agevolmente.
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il villaggio |
Nel villaggio non vi è la luce elettrica e le attività seguono l'alternarsi del giorno e della notte ma la tecnologia viene in soccorso, infatti vediamo alcuni pannelli solari che forniscono lo stretto necessario a rendere la vita degli abitanti un po' più confortevole.
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un pannello solare |
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un cercatore di funghi - foto : Carmen |
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lo zebù, un animale molto rispettato dai Birmani e di grande utilità in campagna |
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la scuola del villaggio |
Siamo al Popa Mountain Resort ove pranzeremo. Da qui è possibile ammirare la vallata e il grande rilievo con pareti a strapiombo (
taung kalat) sulla cui sommità sorgono una serie di templi dedicati a Buddha e ai Nat. Si raggiunge la cima partendo dal tempio
Mahagiri, che si trova alla sua base, mediante una ripida scala di oltre 700 gradini.
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il resort |
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sullo sfondo si eleva il Taung Kalat |
I Nat : sono spiriti
nobili di eroi deceduti di morte violenta e per questo inquieti e vendicativi. Uno dei più conosciuti dei 37 spiriti
del Monte Popa è Ko Gyi Kyaw, morto per uno stile di vita pieno di abusi
e di alcol. Questo Nat è il patrono degli alcolisti e il suo tempio è
solitamente coperto di bottiglie di whiskey. Secondo le credenza popolari i Nat hanno poteri speciali e ognuno di loro ha uno specifico campo di influenza. A loro ci si rivolge in caso di necessità.
Raggiungiamo, percorrendo una ripida discesa, la base del Taung Kalat tra una moltitudine di pellegrini e respirando un'aria pregna di gas di scarico a causa di una lunga fila di mezzi.
Intorno vi sono numerose scimmie che banchettano con noci ed arachidi forniti loro dai pellegrini. Nel tempio alcune statue di Nat impreziosite da vestiti e trucchi.
Riprendiamo il cammino verso il bus sempre in mezzo ad un traffico infernale e appena raggiunti da Sandro, entusiasta dalla scalata, partiamo per Bagan.
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uno dei templi sulla cima di Taung Kalat - foto: Sandro |
Ci dirigiamo subito verso un piccolo tempio. Saliamo su per una ripida scala e raggiunto il terrazzo restiamo in attesa. Da qui lo sguardo spazia su tutta la pianura e il tempo è clemente con noi, il cielo è solo parzialmente coperto. Ad un passo da noi la stupenda Dhamma Ya Zi Ka che abbiamo avuto modo di visitare ieri.
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in attesa del tramonto |
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gli effetti dell'ultimo terremoto (24 agosto 2016) |
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Dhamma Ya Zi Ka |
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foto : Sandro |
Il cielo inizia ad arrossarsi e le nuvole creano fantastici disegni. L'attesa è stata ampiamente ripagata dalla bellezza del momento.
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Dhamma Ya Zi Ka al tramonto |
Giorno 17 - lago Inle
Siamo in partenza per
Heho, il luogo più vicino al lago
Inle. Il nostro aereo è un piccolo Atr72 turboelica. Il viaggio è breve e tranquillo e alle 10.30, in perfetto orario, atterriamo a Heho.
L'aeroporto è piccolissimo, possiede una sola pista e pochi edifici dall'aspetto desolante. Lasciamo questo luogo velocemente senza alcuna formalità. Attraversiamo la città di
Heho, poco più di un villaggio, e ci immettiamo sulla Shwenyaun-Nyaungshwe Rd. Poco prima di giungere a
Nyaungshwe ecco il monastero di
Shwe Yaungshwe Kyaung. In un ampio cortile troviamo un piccolo tempio in muratura. All'interno un religioso è intento a leggere ad alta voce alcuni passi delle scritture sacre e,m intorno, incuranti di ciò, riposano alcuni pellegrini. La lettura di questi testi si protrarrà per tutto il giorno e ad essi si alternano vari fedeli. Percorriamo i piccoli corridoi del tempio ove le pareti presentano innumerevoli nicchie con statue di Buddha alla cui base è riportato il nome e la nazionalità del pellegrino che ha fatte delle donazioni. E' qui presente tutto il mondo.
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il tempio e la piccola pagoda dorata |
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alcune decorazioni murali in vetro con scene di vita |
Di fronte al tempio il monastero, realizzato con una struttura in legno su palafitte. Non è molto grande ma all'interno ha un'ampia sala utilizzata per le preghiere e le riunioni ove spicca la presenza di un Buddha dorato.
I pellegrini vanno via e noi, al vicino villaggio di Nyaung Swhe, ci imbarchiamo su due strette lance. La navigazione si svolge, all'inizio all'interno di un canale quindi prosegue decisamente sul lago che data la sua scarsa profondità è costellato di villaggi su palafitte e orti galleggianti.
Lago Inle: si trova a Sud dello stato Shan su di un altopiano, nell’area del
lago vivono numerose minoranze etniche, un vero e proprio crogiolo di
razze, ma la minoranza Intha (composta da alcune decine di migliaia di
individui) vive stabilmente sul lago in villaggi costruiti su palafitte (per
adattarsi al variare del livello del lago). La popolazione pratica l’agricoltura, la
pesca, il piccolo commercio, e da qualche tempo altra fonte di reddito è
costituito dal turismo.
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So So ci informa sul tour del lago - foto: Carla |
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Nyaung Shwe |
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il lago Inle con i suoi villaggi |
Costeggiamo un villaggio su palafitte e lungo il percorso alcune pagode e hotel ci sfilano a fianco. Incrociamo varie imbarcazioni, il traffico sul lago è notevole e all'apparenza caotico. Navighiamo all'interno del villaggio di Kyay Zar Gon (Kyay Sar Kon) e degli orti galleggianti fino a raggiungere Tha Lay (Thar Lag) ove ci fermeremo a pranzare.
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un po' di traffico sul lago Inle |
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un gruppo di etnia Pa-O |
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pescatore del lago Inle con il caratteristico remo |
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orti galleggianti |
Orti
galleggianti: su di una base di giacinti e alghe, di forma allungata, viene posto uno strato di terra formando così delle strette parcelle galleggianti su cui si coltivano, in gran parte, pomodori
e melanzane ma anche , fagioli, cipolle e verdure varie. Gli orti sono
ancorati al fondo grazie a pali di bambù e seguono le variazioni di livello del
lago. La formazione di una parcella richiede molto tempo (2-3 anni) affinchè i giacinti e le alghe formino una base consistente.
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le lunghe e strette parcelle degli orti galleggianti circondano un piccolo villaggio - foto da Google Earth |
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raccolta dei prodotti degli orti galleggianti - foto: Carla |
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una piccola pagoda |
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un hotel su palafitte |
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tra i canali del villaggio di Tha Lay |
E' giunta l'ora del pranzo (rigorosamente birmano) che consumeremo in un ristorante del villaggio poco lontano dalla pagoda di Phaung Daw Oo che avremo modo di visitare subito dopo.
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pagoda Phaung Daw Oo |
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i Buddha ormai irriconoscibili a causa dei troppi strati di foglie d'oro |
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una passeggiata nel villaggio di Thay Lay tra sentieri e canali |
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un incontro particolare durante la passeggiata |
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scene di vita - foto: Carla |
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una venditore di fiori - foto: Carla |
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foto: Carla |
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il monastero di Nga Hpe Chaung |
Nel nostro girovagare non possiamo non fermaci al monastero di
Nga Hpe Chaung che contiene antiche rappresentazioni Shan di Buddha,in passato questo tempio era noto per i suoi "gatti che saltano". La giornata volge al termine e ci dirigiamo verso il nostro hotel sulla riva opposta del lago.
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il piccolo molo dell'Amata Resort |
Giorno 18 - lago Inle
Lasciamo l'hotel abbastanza presto, oggi sarà un'altra intensa giornata. Al molo ci aspettano già le imbarcazioni, ci imbarchiamo e ci dirigiamo a sud verso la sponda opposta. Lungo il tragitto incrociamo innumerevoli lance che sfrecciano sulle placide acque del lago e sfrecciano velocemente tra le molte barche dei nativi intenti a pescare con una particolare nassa di forma conica o a raccogliere alghe.
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un pescatore con la tradizionale nassa conica - foto:Carla |
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raccoglitore di alghe |
Oltrepassiamo uno dei tanti hotel su palafitte, superiamo Thay Lay e nei pressi del villaggio di Nam Pan ci immettiamo in un canale, qui troviamo, stranamente, della corrente e, infatti, siamo in un affluente del lago. Man mano che ci inoltriamo all’interno lo spazio tra le rive si restringe e la corrente si fa sempre più forte ma le nostre lance hanno un potente motore e solcano le acque con sicurezza. Ben presto arriviamo a In Dein Gon ( Inthein) ove sbarchiamo.
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un hotel |
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una lancia con rappresentanti dell'etnia Pa-O |
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molto traffico sul fiume |
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il molo del villaggio In Dein Gon |
Dal piccolo molo ci inoltriamo nel villaggio, attraversiamo un ampio spazio che ogni settimana è adibito ad un variopinto mercato (purtroppo oggi non c'è nessuno) e percorriamo la strada principale dell'abitato, molto trafficata di pedoni e mezzi. Alcuni di questi hanno il motore all'esterno; è un motore cinese, universale nell'uso, infatti viene largamente utilizzato per trainare variegati veicoli, per spingere le lunghe lance che vengono utilizzate sul lago, come pompa agricola e via dicendo.
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un mezzo composto da un cassone e da un motore esterno |
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un ponte in legno dall'apparenza non molto rassicurante |
Percorriamo un lungo porticato ove vi sono le postazioni di ogni sorta di venditori, dai più vari prodotti tessili, all'artigianato, all'antiquariato più o meno autentico, e attraversiamo una vasta area archeologica.
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due ragazze di etnia Pa O |
Usciamo dal lungo porticato e ci appaiono una infinità di stupa. Sono le rovine di Nyauung Ohak. Gli stupa, se ne contano 1054, presentano una guglia molto snella che denota l'influenza della Thailandia nell'architettura. Molti portano i segni dell'incuria e del tempo ma alcuni sono stati restaurati (non sempre con risultati esaltanti) o sono in fase di ricostruzione.
Proseguiamo tra questa foresta di stupa, spesso aggrediti dalla vegetazione e ci imbattiamo in decorazioni che lasciano immaginare l'originaria bellezza di questo luogo.
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molto raffinati sono gli stucchi dei templi |
Raggiungiamo la pagoda Inlay Shwe In Tain, non è molto grande ma è sontuosa e all'interno un grande Buddha dorato viene venerato e ricoperto continuamente da foglie d'oro. Come in tutte le pagode, si prega, ci si riposa e si consuma il proprio pranzo con la famiglia.
Troviamo il molo particolarmente affollato, prendiamo posto sulle nostre lance e ci dirigiamo verso il vicino villaggio di Nam Pan, qui abbiamo modo di visitare una piccola fabbrica di sigari e un cantiere navale per la realizzazione di canoe e lance.
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il villaggio di Nam Pan |
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la fabbrica di sigari |
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la confezione manuale dei sigari (uno ogni 40 sec. circa) |
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realizzazione di una lancia in un piccolo cantiere navale |
E' l'ora di pranzo e So So ci fa' una sorpresa, infatti ci porta in un ristorante ove nel menu ci sono dei piatti italiani. Non spero molto nella loro bontà ma dopo tanto riso, minestre e piatti vari, speziati fino all'inverosimile, affronto con lena le fettuccine (fatte in casa) e la pizza ( cotta in forno a legna) che ci vengono servite. Con mia grande sorpresa tutto è buonissimo. Alla fine ci viene presentato il proprietario del ristorante; orgoglioso per i complimenti ricevuti, ci dice di aver lavorato a Bologna ove ha appreso i segreti della cucina italiana.
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pizza e fettuccine, sembra di essere a casa |
Riprendiamo la nostra navigazione per raggiungere il villaggio dei tessitori di In Paw Khone ma prima assistiamo alla processione che, in questi giorni, per la festa di Phaung Daw U (festa della luna) attraversa tutti i villaggi del lago. Una grande barca dorata che riproduce l’uccello mitologico karawaik, con issata una pagoda in miniatura, viene scortata da una moltitudine di imbarcazioni.
Giungiamo al villaggio dei tessitori e ci fermiamo in un edificio ove sono ospitati innumerevoli telai. Oggi è giorno di festa e solo pochi telai sono in funzione ma possiamo ammirare le pregevoli stoffe in seta che alcune tessitrici stanno realizzando.
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pregevoli i disegni e delicato il colore di questo splendido tessuto |
Non solo la seta viene utilizzata. Qui una giovane donna prepara un sottilissimo filo ricavato dagli steli dei fiori di loto. E' un lavoro molto lungo e delicato che porterà ad ottenere un pregiato filato che verrà utilizzato per realizzati preziosi tessuti.
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il tempio del Buddha ritrovato |
Sulla via del ritorno in hotel facciamo una sosta al tempio di A Lo Paw Pauk famoso per il Buddha ritrovato. Anche qui il tempio è affollato di monaci, piccoli e grandi, di pellegrini, turisti e famiglie con i loro bimbi.
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un'altra tecnica di pesca adottata su lago |
Giorno 19 - lago Inle, la festa della luna
Questa mattina lasciamo molto presto il nostro hotel per recarci al nostro posto di osservazione (un ristorante di fronte alla pagoda di Phaung Daw Oo) ove si concentrerà buona parte della popolazione del lago e molti visitatori della regione (oltre a noi turisti) per la festa della luna.
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oggi c'è un grande traffico sul lago, tutti diretti a Phaung daw Oo |
Festa della luna
piena - Sul lago Inle, il secondo specchio d'acqua
del paese, si svolge ogni anno il festival della pagoda di Phaung daw Oo (o
della luna piena). Durante i giorni del festival canti, danze e varie
manifestazioni danno origine ad uno spettacolo unico a cui partecipano migliaia
di pellegrini provenienti da ogni luogo dello stato Shan. In questi giorni una
grande barca dorata che rappresenta l’uccello mitologico Karawaik, con sopra
una pagoda e scortata da innumerevoli imbarcazioni, porta in processione per i
villaggi del lago le quattro statue di Buddha. La festa terminerà con l’arrivo
alla pagoda del corteo di barche e con un'avvincente regata tra lunghe e
strette piroghe condotte da decine di rematori (fino a 90) che remano con
perfetto sincronismo al grido di “Youk Kyar ... Youk Kyar” (uomo ... uomo).
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il palco delle autorità |
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arriva la processione |
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le imbarcazioni dei villaggi scortano il grande uccello mitologico karawaik |
I quattro Buddha giungono alla pagoda, la processione ha termine e iniziano i preparativi per la regata.
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l'arrivo dell’uccello mitologico karawaik |
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anche le ragazze partecipano alla grande festa |
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i vogatori scaldano i muscoli |
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tutto è pronto per la regata |
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un momento della regata |
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ultimi sforzi per la vittoria |
La regata è terminata ma non la festa. Lasciamo la nostra posizione e ci rechiamo alla pagoda intorno alla quale si svolge un variopinto e affollato mercato.
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un precario ponticello ci porta alla pagoda - foto: Sandro |
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abbigliamento tradizionale dell'etnia Pa O, la seconda più numerosa dopo la Shan |
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etnia Pa O "superstar" |
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foto: Sandro |
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interno del tempio |
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un "farmacista" con le sue medicine tradizionali - foto: Sandro |
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frutta, semi ed altro - foto: Sandro |
Pranzeremo nel locale che ci ha ospitato per la regata; forse complice l'affollamento il cibo non è di nostro gusto e ben presto siamo a bordo delle lance per alcune visite prima di rientrare in hotel. Una breve sosta ad una laboratorio artigianale di oreficeria (in realtà si lavora l'argento) e quindi raggiungiamo un market all'interno del quale si effettuano lavori di tessitura.
Qui troviamo ad accoglierci alcune rappresentati dell'etnia Kayan conosciute anche come "donne giraffa". Sono lontane dal loro villaggio e sono qui ospitate per lavorare ai telai ed essere motivo di attrazione del market. Quasi con imbarazzo fotografo queste donne, alcune giovanissime, che si mettono in posa e sorridono e non posso fare a meno dal pensare che, certamente, preferirebbero non essere qui anche se questo mostrarsi all'obiettivo dei turisti certamente allevia la loro vita.
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una capanna utilizzata occasionalmente per la pesca e la cura degli orti |
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il piccolo laboratorio di oreficeria |
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"donne giraffa" dell'etnia Kayan (o Padaung) |
Le donne giraffa – le donne dell’etnia birmana dei
Kayan (Padaung) sono una minoranza di lingua tibeto-birmana tra Myanmar e
Thailandia e sono note in occidente come “donne giraffa” per la loro usanza di
portare sin dalla giovane età degli anelli di ottone intorno al collo e alle
gambe. Gli anelli, col tempo, provocano un abbassamento delle spalle creando l’illusione
di un allungamento del collo. La leggenda racconta che i grossi anelli al
collo, ai polsi e alle caviglie dovevano proteggerle dagli attacchi mortali di
feroci tigri scatenate da spiriti maligni. In seguito gli anelli divennero
simboli di bellezza e oggi tutto è ridotto ad attrattiva turistica in modo
particolare in alcuni villaggi al confine birmano-thailandese.
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donne Kayan tessono delicati tessuti (la loro principale attività) |
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alcuni stupa sulla riva del lago Inle |
Giorno 20 - dal lago Inle alle grotte di Pindaya
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foto satellitare da Google earth |
Solchiamo le pacifiche acque del lago per l'ultima volta e scorrono davanti ai nostri occhi le consuete scene di vita, pescatori intenti al loro lavoro, lance che sfrecciano a tutta velocità con il loro carico di turisti e pellegrini. Il viaggio non dura molto e dopo circa un'ora siamo a Nyaung Shwe. Saliamo sul nostro bus e ci dirigiamo subito verso il mercato.
Il mercato è già molto affollato e, oltre ai locali, vi sono anche numerosi turisti che si aggirano tra le numerose postazioni (molte improvvisate) di vendita. L'atmosfera è quasi festosa e canti e musiche si diffondono nell'aria. Sono i ragazzi che chiedono, in questo modo, offerte per i monaci. Come in tutti i mercati anche qui vi sono delle cucine improvvisate e varie attività tra cui la onnipresente sartoria per la rapida confezione di vestiti.
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foto: Carmen |
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una piccola "seriosa" sarta - foto: Carla |
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a spasso con la mamma - foto:Carmen |
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a qualcuno non interessa il mercato - foto: Carmen |
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foto: Carla |
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uno dei tanti mezzi di trasporto collettivi |
Prendiamo la strada per Heho e proseguiamo oltre sulla statale
n° 4 che porta a Mandalay. Attraversiamo vari villaggi e giunti a Aungpan (Aungban) effettuiamo una piccola sosta.
Questa è una città commerciale e vi si può trovare di tutto, ne approfittiamo
per alcune piccole spese gastronomiche. Proseguiamo fino a raggiungere la
cittadina di Kalaw, fondata dagli
inglesi che scelsero questo luogo per il clima piacevole. L’impronta inglese si
può ancora notare in alcuni edifici coloniali e nella presenza della ferrovia. Kalaw è una importante meta per il trekking nella regione.
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Chiesta di Cristo Re |
Ci fermiamo presso una chiesa. Qui vi era una forte comunità cattolica che si adoperava concretamente per l’assistenza ai giovani con un orfanotrofio e una scuola realizzati da un giovane sacerdote italiano, Padre Angelo di Meo giunto qui nel 1931 subito dopo essere stato ordinato sacerdote. Accanto alla chiesa è posta la sua tomba ove su una semplice lapide sono riportate le date fondamentali della sua vita terrena (nato nel 1907, ordinato sacerdote nel 1930, giunto a Kalaw nel 1931 e morto nel 2000). Oggi troviamo il suo successore, padre Paolo U Paw, l’unico sacerdote rimasto per una comunità molto ridimensionata. Ci riceve in una saletta ricolma di libri e riviste messi alla rinfusa ovunque. Ci parla della comunità e delle difficoltà da affrontare ogni giorno.
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Padre Paul U Paw - foto:Carla |
Lasciamo padre Paul e raggiungiamo la vicina Shew Oo Min Paya ( Shew Umin). Qui vi è anche una caverna ricolma di statue di Buddha di tutte le dimensioni. I fedeli aggiungono continuamente delle statue posizionandoli in ogni spazio rimasto libero.
Riprendiamo il nostro viaggio che ci porterà a Pindaya. Attraversiamo un territorio densamente coltivato e ricco di vegetazione ove vive una popolazione di etnia Pa-O. Le colline, di un verde profondo, sono a volte punteggiate d'oro, sono le guglie delle pagode. I bordi delle strade sono punteggiate da carretti colmi di cavoli, sono i contadini che portano qui i loro prodotti in attesa dei grossisti.
Giungiamo a Pindaya, una cittadina, con un piccolo lago, che si sviluppa sulla vallata, ai piedi di una collina ove si trova un'ampia grotta. E', questo, un luogo molto visitato da pellegrini e turisti. Una leggenda narra che nelle grotte vivesse un ragno (pindaya) che teneva prigioniera una principessa, questa venne liberata da un principe che uccise il ragno con arco e frecce. All'interno delle grotte vi sono oltre 6000 statue di Buddha la più antica delle quali risale al 1773.
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Pindaya |
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l'ingresso alle grotte, sulla sinistra il grosso ragno e il principe. |
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Buddha, piccoli e grandi, in ogni angolo dalla grotta |
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una preziosa statua di Buddha in giada viola |
Lasciamo le grotte per raggiungere l'hotel ma prima facciamo una sosta ad una fabbrica artigianale di carta ove si realizzano anche splendidi ombrelli in canna di bambù e carta.
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la carta che viene usata per arredamento e per gli ombrelli |
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le grotte di Pindaya |
Giorno 21 - da Pindaya a Yangon
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in giallo l'ultimo tratto da percorrere a piedi |
Lasciamo Pindaya molto presto e ripercorriamo la strada che ci ha portato qui da Heho ove ci aspetta un aereo per Jangon. Arriviamo nella capitale birmana alle 10,30 circa e prendiamo subito la strada per
Kyaiktiyo una delle mete principali del pellegrinaggio buddista.
Giunti a
Kin Pun Sakhan lasciamo il nostro bus e cambiamo mezzo di trasporto. Saliamo su dei camion attrezzati per il trasporto pubblico. Sono molto spartani e, preso posto, ci sembra di essere delle acciughe in una scatola di latta, in compenso hanno dei potenti motori atti ad affrontare una strada di montagna molto ripida quale è quella che ci accingiamo a percorrere. Il nostro camion procede speditamente e man mano che si sale una nebbiolina mista a pioggia ci fa compagnia. Dopo innumerevoli tornanti, intervallati da piccoli tratti di rettilineo e con pendenze sempre più elevate, ci fermiamo in quello che sembra un piccolo villaggio. Siamo a
Ya Thyae Taung Camp. Qui aspettiamo pazientemente il nostro turno per affrontare l'ultimo tratto di strada che, essendo molto stretta e ripida, non permette il doppio senso di circolazione.
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in prima fila sul camion |
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la lunga fila di camion con il loro carico di pellegrini e turisti |
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Ya Thyae Taung Camp |
Finalmente arriviamo in cima, ora ci aspetta circa 1 km, naturalmente in salita, da percorrere a piedi per raggiungere la piccola pagoda sulla roccia d'oro. non tutti sono in grado di affrontare quest'ultima fatica e per costoro vengono in aiuto dei portantini.
Affrontiamo l'ultimo tratto e, complice l'ora ormai avanzata e la fitta nebbia che avvolge il monte, ci muoviamo in una atmosfera quasi irreale. E' un gran via vai di pellegrini, portantini, monaci che salgono e scendono. Ed ecco l'ingresso all'area sacra, lasciamo le scarpe e, a piedi nudi, ci dirigiamo verso la pagoda.
La roccia d’oro: una leggenda racconta di un eremita che per custodire un capello di Buddha si mise alla ricerca di una roccia che ne ricordasse la forma della testa. Trovatala mise la reliquia sotto il masso in una posizione tale da garantirne sempre l’equilibrio.
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l'ingresso all'area sacra con i leoni-grifoni (chinthe) della scalinata |
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la roccia viene continuamente ricoperta di foglie d'oro |
Qui l'aria è permeata da una profonda atmosfera religiosa. Ci muoviamo, lentamente e in silenzio, tra i numerosi fedeli in preghiera. Il buio e la intensa nebbia accentuano queste sensazioni.
Giorno 22 - da Kyaiktiyo a Yangon
Usciamo dall'hotel con una leggera pioggia e ci avviamo verso il parcheggio dei camion per raggiungere Kin Pun Sakhan.
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la discesa lungo questa strada ci offre qualche brivido |
Riprendiamo posto nel nostro comodo bus e imbocchiamo la NH8 per Hpa Yar Gyi, durante il tragitto facciamo sosta in una piccola coltivazione di gomma e lungo un canale ove viene preparato il pesce per la conservazione. Continuiamo sulla Nh1 e raggiungiamo Bago (Pegu).
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incisione dell'albero della gomma |
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la raccolta della gomma |
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in attesa che spiova |
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preparazione del pesce da essiccare |
Ed eccoci a
Bago (Pegu), una delle maggiori città della Birmania. Antica capitale Mon (1364), fiero popolo del sud della Birmania che si liberò dall'influenza dei Mongoli. Qui sostiamo per la visita alla
Shwemawdaw Paya e al Buddha sdraiato
Shwethaliaung. Il Shwemawdaw Paya è la pagoda più alta della Birmania con i suoi 114 metri ed è stata costruita dal popolo Mon più di mille anni fa. Questa pagoda è stata ricostruita varie volte nel corso dei secoli a causa dei terremoti che si sono succeduti. Oggi, alla base di essa, troviamo una parte della pagoda che crollò in occasione del terremoto del 1917.
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la pagoda di Shwemawdaw |
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un tratto della parte superiore della pagoda crollata durante il terremoto del 5 luglio1917 |
Nelle vicinanze della pagoda troviamo il gigantesco Buddha sdraiato Shwethaliaung, dal viso particolarmente sereno.
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il Buddha sdraiato di Shwethaliaung |
Poco fuori dalla città ecco un tempio particolare nel quale troviamo quattro grandi statue di Buddha che siedono schiena contro schiena. Si tratta del complesso di Kyaik Pun.
Le statue rappresentano i quattro Buddha che hanno raggiunto il Nirvana, ovvero Kassapa Buddha, Krakucchanda Buddha, Kanakamuni Buddha e Gautama Buddha. Siedono schiena contro schiena e rivolti verso i quattro punti cardinali.
La leggenda della pagoda Kyaik Pun: Quattro sorelle Mon furono alla base della costruzione del Kyaik Pun
Paya. Among them they pledged never to
get married as long as they lived. Esse si impegnarono a non sposarsi finché
fossero vissute pena il crollo delle statue. If one of them was to get married, one of the
Buddha statues would collapse.Secondo la leggenda una delle donne ruppe la promessa e si sposò, con conseguente crollo di una delle immagini, il
Kassapa Buddha.
Proseguiamo per Yangon. Attraversiamo una periferia caotica e facciamo la nostra prima fermata allo zoo ove troviamo una rarità genetica: una coppia di elefanti bianchi (o meglio rosa). Ci tratteniamo solo il tempo di qualche foto e ci dirigiamo verso un famosissimo mercato, il Bogyoke Aung San market.
Il mercato, di epoca coloniale, risale al 1926. E' ricco di fascino e presenta una grande varietà di mercanzie che vanno dalle cianfrusaglie a gioiellerie colme di oro e pietre preziose (tra cui predominano i rubini e le giade ); ospita inoltre la migliore collezione di souvenir che si possa trovare a Yangon.
Lasciamo il mercato e continuiamo il nostro peregrinare nel quartiere coloniale ricco di edifici una volta splendidi ora in gran parte in rovina, ma tra di essi si possono ancora ammirare alcuni palazzi in buone condizioni generalmente con funzione amministrativa.
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una via del quartiere coloniale |
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cibo di strada |
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uno dei tanti edifici coloniali |
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la pagoda Sule ridotta alla funzione di spartitraffico |
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municipio |
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tribunale |
Lasciamo il quartiere e raggiungiamo il nostro hotel, abbiamo giusto il tempo di una doccia e un po' di riposo prima della cena. Subito dopo via verso l'aeroporto ove ci attende il nostro aereo che ci porterà a casa. Il nostro soggiorno in Birmania è davvero terminato.